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[it] Singing Birth: Il canto delle farfalle

June 25, 2016

Il seminario Singing Birth è aperto a tutte le donne che desiderano riscoprire la propria voce e risvegliare i sensi intorpiditi dalla vita quotidiana, dal lavoro, dalle preoccupazioni.

 

Le farfalle sono un simbolo potente del femminile. Le levatrici giamaicane dicono che una donna può partorire solo quando ha aperto le ali. A Creta, le farfalle erano il simbolo della Grande Dea Madre Wanassa, dopo diventata Afrodite. Le farfalle sono simboli dell’anima, della rinascita, del principio femminile in sé, in particolare per la loro somiglianza con la vulva.

 

Noi inseguiremo il principio femminile nel Paradis des Papillions, esercitando la voce, il canto, il corpo e nutrendo il cuore e la mente con il piacere.

 

Parleremo e praticheremo il “canto materno”, un canto che ci ricollega alle antenate, al cerchio femminile, al senso di comunità e di sorellanza. Riscoprire il “canto materno” significa acquisire auto-consapevolezza generazionale che ci collega al passato e al futuro.

 

Il canto materno ci ricorda i momenti primordiali che riguardano il nostro vissuto nella pancia e alla nascita. Ci ricorda i primi anni di vita e suscita in noi una sensazione di benessere e di gratificazione. Quando cantiamo stimoliamo la produzione dell’ossitocina, l’ormone dell’amore, del parto, dell’allattamento, dell’orgasmo.

 

I bambini nella pancia reagiscono in modo molto più forte alla voce della madre, che a qualsiasi altra fonte sonora. Non ci sono sinfonie o apparecchi di riproduzione sonora che possono eguagliare la cantilena della mamma. E sapete cosa li fa più felici? Quando la mamma fa LA-LA-LA… La sillaba LA li fa impazzire, soprattutto se eseguita con una melodia semplice e ripetitiva.[1] I bambini continuano a preferire melodie ripetitive senza senso, cantilene semplici, suoni buffi e le mamme che improvvisano.[2]

 

Quando è nata mia figlia Koko, avevo cantato durante il parto una canzone che io e il suo papà avevamo composto durante la mia gravidanza. Dopo, continuavo a cantare la stessa canzone e variavo con altre improvvisazioni. Ebbene, le canzoni improvvisate, erano quelle che la calmavano di più e alle quali reagiva con più piacere.

 

Durante le danze folcloristiche slave gli etnologi hanno chiesto alle danzatrici, che eseguivano ritmi e forme complesse e difficili, cosa stessero facendo. Le danzatrici non sapevano dare una spiegazione. Eppure sapevano farlo benissimo. Quando qualcuno mi chiede di recitare i testi delle mie canzoni, io non li ricordo se non cantando…

 

I bambini fino ai due anni imparano il linguaggio come se fosse melodia, il loro cervello non le percepisce come due attività distinte. Le madri insegnano la lingua in forma di melodia. Solo dopo, il nostro cervello distingue le due attività e mette il linguaggio logico in una zona separata.

 

 

Ho descritto la mia esperienza di concepimento, gravidanza e parto nel libro Memorie di un parto cantato. Dopo la pubblicazione del libro ho fatto delle presentazioni e raccontavo la mia esperienza. Più lo facevo e più mi veniva richiesto di suggerire delle pratiche, un metodo. Da qui nasce l’idea del seminario Singing Birth.

 

Ho iniziato a facilitare i corsi un cui aiutavo altre donne a ricordare la propria voce autoctona. Non si tratta di “imparare” a cantare, si tratta di ricordare quello che abbiamo dimenticato o soppresso. Ognuna ha una sua voce unica e particolare, ed è soltanto la donna stessa che la può ritrovare.

 

Come arrivare a questa nostra vera voce? Io propongo il "metodo delle Sirene".

 

Nessuno sa com’è la voce delle Sirene, ma tutti sanno che è bellissima e irresistibile. È una voce che provoca piacere e invita all’abbandono. Un abbandono incondizionato alle onde e al mare.

 

Ci hanno insegnato che è un canto pericoloso. Eppure, le Sirene, come dice Omero, “tutto sanno quello che avviene sulla terra nutrice”. È un canto materno, onnisciente senza dire nulla in particolare. Pericoloso? Forse… Come la vita e la morte.

 

Il metodo delle Sirene è diverso dal metodo delle Muse. In una mitica gara, infatti, le Sirene hanno perso e le Muse – gloriose nella propria vittoria - hanno spennacchiato le Sirene (che per gli Antichi erano donne-uccelli e non pesci) e si sono decorate le teste con le loro penne.

 

Le Muse hanno dato origine alle arti, alle scale, al metodo che viene insegnato dal maestro al discepolo seguendo una rigida disciplina. Le Muse sono custodi dell’armonia, dell’ordine, della ragione. Le Sirene sono le custodi del caos, dell’intuizione, dell’improvvisazione e del piacere dell’ignoto.

 

La seduzione che passa per la bocca delle Sirene è un invito al piacere totale, in primo luogo delle Sirene stesse. Il canto femminile emana piacere. In diverse culture è proibito alle donne di cantare in pubblico, proprio per questa qualità della loro voce.

 

Anche noi non siamo molto lontani, e se una donna canta per strada viene giudicata come una pazza. Noi viviamo in una società che no ci permette di cantare liberamente, certo non è proibito ma è stigmatizzato, e solo fino a qualche anno fa si rischiava il manicomio. Le femministe negli anni ‘60 e ‘70 facevano i cori, cantavano e ballavano per le strade. Le donne oggi non cantano più, hanno paura. Alcune ricordano il canto delle loro madri, altre solo delle nonne. Eppure, se la bocca non canta – la vagina non vibra…

 

Questo è un discorso che approfondiremo durante il seminario Singing Birth al Paradis des Papillons, il 3 e 4 settembre. Per le iscrizioni, contattate associazioneondedivita@gmail.com.

 

 

 

Note:

[1] Ferrari et al, Ultrasonographic Investigation of Human Fetus Responses to Maternal Communicative and Non-communicative Stimuli, Front. Psychol., 16 March 2016 | http://dx.doi.org/10.3389/fpsyg.2016.00354.

[2] Abrams et al, Neural circuits underlying mother’s voice perception predict social communication abilities in children, doi: 10.1073/pnas.1602948113, http://www.pnas.org/content/113/22/6295.

 

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