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[it] Riflessioni sulla spiritualità e pratiche creative a pagamento

March 2, 2017

I popoli slavi avevano una moneta che si chiamava il "denaro delle donne": erano pezzi di tessuto in rotoli, fatto dalle donne slave (dalla coltivazione della pianta di lino alla filatura, tessitura e eventuali ricami) con il quale si pagava qualsiasi cosa (viveri, muratori, merci, matrimoni, dopo anche i preti e la Chiesa...). Valeva tanto perché tutti sapevano quanto tempo le donne impiegavano a farlo, quanta fatica e quanta destrezza.

 

Oggi i prodotti del proprio lavoro (e tempo) valgono poco o niente e anche per cantare - si paga. Certo, se qualcuna vuole portare un rotolo di tessuto auto-prodotto invece che pagare il seminario di canto, per me va benissimo. Va bene anche un fazzoletto dello stesso tessuto con il ricamino - che sarebbe l'equivalente del contributo richiesto. Oppure, semplicemente, una persona potrebbe mettersi alla finestra a cantare, aspettando che le vicine rispondano. Oppure, mentre si fanno commissioni come lavare i panni e stirare, cucinare o camminare per strada, si potrebbe - senza ulteriori spese - cantare e ballare. Anche fare l'altare della Dea si fa presto, è un'angolino dietro la porta della cucina dove si mettono due tre statuine fatte con dell'umile argilla.

 

Sarebbe bello avere delle comunità in cui la spiritualità, la creatività e i saperi sono liberamente condivisi per il benessere di tutti, nell'economia del dono. Magari potrebbero non essere un appannaggio esclusivo degli uomini o delle istituzioni. Ma quelle comunità sono pressoché sparite e lo sforzo che dobbiamo fare e ricostruirne delle altre. Oppure no. Nel frattempo siamo tutti incastrati nell'economia del mercato e della sopravvivenza all'interno dello stesso. 

 

Per scrivere queste poche righe ho speso 30 minuti. Per saperlo ci ho messo 20 anni di studio e di pratica. A mia sorella regalo i cappellini che faccio a mano. Canto per mia madre a mio padre canti tradizionali quando me lo chiedono. Per la mia comunità ho fatto performance in gallerie d'arte dove massaggiavo, a gratis insieme ad altri amici-artisti-massaggiatori, dalla mattina alla sera. Per le amiche su Internet distribuisco informazioni utili per la resilienza materna secolare. I libri, i treni, gli aerei, le scarpe e i vestiti oggi li pago con moneta di carta oppure di bit dietro ai quali non c'è nessun valore reale e nemmeno copertura in oro - semplici simboli di convenzione. Eppure, mi servono, perché senza i vestiti e le scarpe prendo freddo e perdo la voce. Senza la voce non posso cantare e cantare è il mio lavoro.

 

 

Certo, potrei essere una cicala e avere le formiche che ci pensano a me quando fa freddo. Ma le formiche oggi non la pensano così e, senza darmi da mangiare e da ripararmi dal freddo, vorrebbero che cantassi o che gli insegnassi a cantare. Nonostante il freddo e il gelo, io spesso lo faccio. 

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